07/07/2026
Chiedimi cos'è la cooperazione

Un viaggio lungo, ma sul pullman per Sarajevo c’è stato tutto il tempo di conoscersi un po’ meglio. In viaggio con noi anche alcuni membri delle Associazioni “Insieme per Sarajevo Onlus" e "Fondazione di comunità vicentina", persone che molti anni fa hanno stretto rapporti di profonda amicizia con famiglie di quei luoghi, spinte dal senso di solidarietà. Il viaggio è stato realizzato anche con il loro prezioso contributo e arricchito dal racconto di aneddoti e vicende, spesso intensi e toccanti, vissuti in prima persona.

E’ per il modo in cui queste comunità si sono rialzate, che andiamo a far loro visita: per ascoltare, osservare e capire i rapporti complessi tra culture — alcune lontane dalla nostra, ma anche tra di loro — le cui storie hanno così tanto da raccontarci sul potere rigenerativo della cooperazione. A Sarajevo bastava camminare per poche decine di metri per attraversare secoli di storia, culture e fedi: in quello che la nostra guida chiamava “un fazzoletto di terra”, abbiamo visitato infatti l’antica chiesa ortodossa di San Michele, la sinagoga ebraica e la moschea Gazi-Husrev-Bey. Tre luoghi vicinissimi, tre anime della città, una testimonianza potente: qui nessuna cultura aveva prevaricato le altre. Al contrario, Sarajevo ha costruito la propria identità sull’incontro, sulla mescolanza, sull’alterità vissuta come normalità. Eppure, questa comunità ha rischiato di scomparire, schiacciata dalle spinte etno-nazionaliste che hanno portato alla guerra nei Balcani degli anni ’90. Una ferita ancora presente, ma non più forte del desiderio di pace.  È stata l’Ambasciatrice italiana Sarah Eti Castellani, che il nostro gruppo ha incontrato, a raccontarci quanto oggi la gente di Sarajevo difenda la convivenza civile, pur in presenza di narrazioni politiche divisive. Abbiamo così scoperto che, in questa situazione di grande complessità, l’Italia è l’unico Paese capace di dialogare con tutte le parti, grazie a una credibilità costruita negli anni portando aiuti e vicinanza. Spesso, ci raccontava l’Ambasciatrice, la “piccola” cooperazione delle realtà associative italiane è stata più efficace della diplomazia internazionale.

Il viaggio ci ha fatto scoprire anche molto altro. Per esempio, a Vares abbiamo capito quanto questo Paese, ai margini dell’Unione Europea, sia esposto allo sfruttamento senza regole da parte di interessi economici esterni. A Srebrenica, quanto tragico possa essere il fallimento della cooperazione internazionale.

Attoniti di fronte a questa tragedia, un genocidio riconosciuto, abbiamo accolto l’incontro con il Nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina, Monsignor Francis Assisi Chullikatt, che ci ha riportati a valori costruttivi, condividendo una riflessione profonda sull’interdipendenza tra cooperazione, pace, solidarietà e sviluppo.

La cooperazione rappresenta il metodo: la volontà di lavorare insieme.

La solidarietà ne costituisce il fondamento etico: il riconoscimento che il vantaggio dell’altro non è una minaccia, ma una componente essenziale del bene comune.

Ed è da cooperazione e solidarietà che nasce la pace duratura: non soltanto assenza di conflitto, ma costruzione quotidiana di fiducia, dialogo e inclusione.

E la pace, a sua volta, crea le condizioni necessarie per lo sviluppo umano, sociale ed economico.

In questa seconda Missione Cooperativa ci siamo convinti che stabilità e progresso non si costruiscono davvero soltanto attraverso intese politiche o risorse finanziarie: hanno bisogno dell’impegno concreto di ogni giorno, fatto di collaborazione e sostegno reciproco. Ci ripensiamo in gruppo sul ponte di Mostar. Per ricostruirlo dopo la distruzione una delegazione di architetti e ingegneri bosniaci venne a Firenze, dove durante la Seconda guerra mondiale vennero distrutti tutti i ponti tranne il Ponte Vecchio. A Mostar la ricostruzione nacque da un lavoro collaborativo, dalla condivisione di esperienza, conoscenza e responsabilità.  Un esempio che ci ricorda che la solidarietà è una forza concreta e a volte inaspettatamente ingegnosa, capace di costruire passaggi e restituire futuro alle comunità.